Ripartire con serenità nel nuovo anno

Il nuovo anno può portare aspettative, confronto e stanchezza emotiva. In questo articolo trovi una lettura psicologica di ciò che accade dopo le feste e strategie pratiche per ripartire con più serenità, capendo anche quando chiedere aiuto.

Quando accompagno le persone negli ultimi giorni di dicembre, mi accorgo di quanto il nuovo anno possa essere carico di aspettative, paure e confronti continui con gli altri. C’è chi sente il bisogno di cambiare tutto, chi si rimprovera di non aver fatto abbastanza e chi vive le prime settimane di gennaio con una stanchezza difficile da spiegare.

Nei miei studi di Padova e di Piove di Sacco ascolto spesso frasi come queste: mi sento svuotato dopo le feste, ho paura di ricominciare con il lavoro, non riesco a godermi il nuovo anno come gli altri. Se ti riconosci in queste sensazioni, non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in te, ma che forse hai bisogno di dare un significato diverso a questo momento dell’anno e di trovare strumenti più rispettosi dei tuoi ritmi interiori.

Cosa succede dopo le feste, a livello emotivo

Le feste sono spesso vissute come un tempo in cui si dovrebbe essere felici per forza. Nella pratica, però, emergono tensioni familiari, ricordi dolorosi, bilanci personali, sensazioni di solitudine, anche quando si è in mezzo agli altri. A gennaio, il corpo e la mente pagano il conto di questo carico emotivo.

Può comparire un calo dell’umore, la fatica a riprendere il ritmo del lavoro, un sonno disturbato o irregolare. Qualcuno avverte una specie di vuoto, come se tutto l’impegno messo per arrivare alle feste non avesse portato la serenità sperata. Altri sentono una forte ansia, legata a soldi, scadenze, responsabilità verso la famiglia.

Dal mio punto di vista di psicologo, non considero questi segnali come un fallimento, ma come indicatori importanti. Parlano dei tuoi bisogni non ascoltati, dei tuoi limiti superati, delle aspettative che senti di dover soddisfare, spesso senza concederti spazio per chiederti cosa desideri davvero.

Dare un significato personale al nuovo anno

Ogni gennaio mi confronto con persone che vivono il nuovo anno come un esame: devo diventare migliore, devo cambiare tutto, devo smettere di sbagliare. Questo modo di pensare porta molta pressione e poca gentilezza verso sé stessi.

Tra aspettative e realtà quotidiana

La realtà è che l’anno non cambia in un istante, solo perché il calendario passa a una nuova pagina. Le abitudini, i legami, il lavoro e le responsabilità restano gli stessi. Se pensi che il nuovo anno debba trasformarti di colpo, rischi di sentirti inadeguato appena qualcosa non va come avevi immaginato.

Nel mio lavoro cerco di aiutare le persone a costruire obiettivi più realistici e umani. Non liste infinite di buoni propositi, ma pochi passi concreti, che abbiano senso nella loro storia. A volte partire da un solo cambiamento possibile rende tutto più sostenibile e riduce l’ansia da prestazione che spesso accompagna gennaio.

Quando l’ansia di gennaio è un segnale da ascoltare

Se in questo periodo senti il cuore accelerare senza motivo, fai fatica a respirare in alcune situazioni, ti ritrovi con pensieri catastrofici sul futuro o con una grande difficoltà a dormire, è possibile che la tua ansia stia chiedendo ascolto.

Nei miei studi a Padova e a Piove di Sacco non considero l’ansia come un nemico da zittire, ma come un messaggio che ha bisogno di essere tradotto. Spesso porta con sé temi come la paura di non essere all’altezza, il bisogno di controllo, il timore del giudizio degli altri. Mettere queste emozioni in parole, in uno spazio sicuro, è già un primo modo per rallentare la loro intensità.

Donna con occhi chiusi e mani sul petto, gesto di calma e ascolto di sé (logo Santo La Monica)

Strategie pratiche per ripartire con più serenità

Ogni persona ha la sua storia, quindi non esiste una formula valida per tutti. Ci sono, però, alcune strategie che propongo spesso durante le prime sedute di gennaio, perché aiutano a ritrovare un senso di stabilità mentre si rientra nella routine.

Creare routine gentili, invece che rigide

Molte persone si presentano a inizio anno con programmi rigidi: palestra ogni giorno, alimentazione perfetta, lavoro sempre al massimo. A livello psicologico, però, una routine troppo severa rischia di aumentare il senso di fallimento già alle prime difficoltà.

Quando lavoro su questo tema, propongo di costruire routine gentili. Significa inserire piccoli gesti che ti fanno stare meglio durante la giornata, lasciando margini di flessibilità. Può essere una pausa vera a metà mattina, una camminata breve dopo il lavoro, dieci minuti di respirazione consapevole prima di andare a dormire.

Per cominciare a farti un’idea degli strumenti che utilizzo spesso con le persone che seguo, può esserti utile questa breve lista di pratiche quotidiane che propongo in studio, come base di lavoro:

  • Dare un ritmo al sonno, andando a letto e svegliandoti più o meno alla stessa ora nei giorni feriali, così da dare al corpo un riferimento stabile;
  • Inserire almeno un momento al giorno senza schermi, in cui dedicarti solo a ciò che stai facendo: leggere, cucinare, camminare, ascoltare musica;
  • Ridurre l’auto-critica, sostituendo frasi come devo per forza con vorrei provare, osservando come cambia la tua sensazione interna;
  • Programmare una piccola cosa piacevole a settimana, da proteggere in agenda, come fosse un impegno importante per te.

Gestire i pensieri che alimentano lo stress

A volte non è tanto la situazione oggettiva a creare ansia, quanto il modo in cui la interpretiamo. Pensieri come non ce la farò mai, tutti gli altri stanno meglio di me, se non cambio subito sarà un disastro tendono ad aumentare la tensione, invece di aiutarci a cambiare davvero.

In terapia lavoro spesso sulla capacità di riconoscere questi pensieri automatici e di metterli in discussione. Non si tratta di convincersi che va tutto bene, ma di trovare modi più realistici e gentili di raccontarsi quello che sta accadendo. Con il tempo, questo lavoro riduce la sensazione di essere continuamente sotto esame e apre più spazio a scelte consapevoli.

Relazioni, lavoro e senso di colpa, se non ti senti felice

Gennaio è anche un mese in cui molti si confrontano con l’idea che gli altri siano più organizzati, più motivati, più sereni. I social mostrano immagini di chi corre, progetta, sorride, mentre tu magari fai fatica ad alzarti dal letto.

Nel mio studio sento spesso il peso di questo confronto: dovrei essere più forte, non dovrei lamentarmi, ci sono persone che stanno peggio. Questo tipo di discorso porta molto senso di colpa e poca comprensione per il proprio vissuto. Invece di aiutarti a ripartire, ti blocca ancora di più.

Lavorare insieme significa dare dignità alla tua esperienza, senza giudicarla. Possiamo esplorare come stai vivendo il lavoro, le relazioni, il ruolo genitoriale, se hai figli, e capire quali piccole modifiche possono alleggerire il carico. Non si tratta di cambiare tutto, ma di rendere la tua vita un po’ più abitabile, un passo alla volta.

Quando può essere utile contattare uno psicologo a Padova

Ci sono momenti in cui le strategie personali non bastano più. Se da settimane ti senti in ansia, fai fatica a dormire, hai poca energia per le cose che prima ti interessavano, oppure se i pensieri sul futuro ti sembrano troppo pesanti da gestire da solo, può essere il momento di chiedere aiuto.

Nei miei studi di Padova e di Piove di Sacco mi occupo di psicoterapia per adulti, in particolare di disturbi d’ansia e di percorsi di benessere psicologico legati alle fasi di cambiamento. Il periodo tra fine dicembre e l’inizio dell’anno nuovo è spesso un’occasione per fermarsi e scegliere di dedicare finalmente spazio a ciò che provi.

Se senti che questo è il tuo momento, puoi contattarmi per una prima consulenza. Useremo quello spazio per comprendere meglio cosa stai vivendo, chiarire i tuoi bisogni e valutare insieme quale tipo di percorso può aiutarti a ripartire con maggiore serenità nel nuovo anno, costruendo un equilibrio più adatto a te e alla tua storia.